Legacoop partecipa al “patto per la rinascita”
Iniziative e priorità approfondite nel corso di un convegno organizzato dalla Regione Abruzzo


Costruire un modello di sviluppo che sappia ripensare “creativamente” le risorse territoriali, economiche, sociali e culturali per disegnare un nuovo futuro, diverso e migliore, per L'Aquila e per l’intero Abruzzo.

Questo, in sintesi, lo scopo del Convegno “L’Aquila e l’Abruzzo: un patto per la rinascita”, promosso dalla Regione Abruzzo, svoltosi martedì 23 giugno nel capoluogo abruzzese.  Una giornata di riflessione, un primo momento di analisi con la partecipazione attiva di tutti gli attori sociali (imprenditori, sindacati, cittadini) del territorio, perché le preoccupazioni del momento si traducano in indicazioni palesi, condivise e ineludibili per coloro che avranno potere di decidere e di intervenire, perché si formi un “tavolo di lavoro” permanente che operi a lungo sotto gli occhi di tutti.

 Ai lavori, cui sono intervenuti il Presidente della Regione Abruzzo, Gianni Chiodi, la Presidente della Provincia de L’Aquila, Stefania Pezzopane, il Sindaco de L’Aquila, Massimo Cialente, hanno partecipato esponenti del governo e del mondo accademico ed i rappresentanti delle organizzazioni imprenditoriali e sindacali.

Pubblichiamo, di seguito, il testo dell’intervento di Elio Di Odoardo, Commissario Straordinario di Legacoop Abruzzo.

 

UN PIANO STRATEGICO PER LA RICOSTRUZIONE DELL’ABRUZZO

 

Consentitemi di iniziare il mio breve intervento – per rispettare i termini che mi sono stati concessi- con una considerazione di tipo generale.

La pianificazione strategica, che ha conosciuto nel nostro paese una recente stagione ricca di esperienze e di risultati, può offrire uno strumento nuovo per rendere più efficaci gli sforzi e gli investimenti della fase della ricostruzione, ma soprattutto per preparare la fase, che non possiamo non immaginare e traguardare, della post-ricostruzione.

Il Piano Strategico non è uno strumento tecnico tradizionale, ma piuttosto un processo di costruzione di una visione condivisa dell’evoluzione del territorio, integrando la rete delle istituzioni, gli attori privati, i cittadini, le loro esigenze, i loro problemi. 

Prioritariamente occorrerà individuare gli assi prioritari di intervento; dovranno essere pochi, per essere credibili; diffusi sul territorio, per essere condivisi; discussi con le popolazioni e i soggetti interessati, gli stakeolders.

Poi si dovrà procedere alla individuazione dei progetti-bandiera, dotati di immediata fattibilità, capaci di segnalare l’attivazione dei processi di trasformazione e di attrarre nuovi interessi.

La storia economica e sociale del territorio dell’Aquila ci offre di per sé alcune prime opzioni:

·       la filiera agricola-agroalimentare; 

·       quella turistico-ambientale;

·       quella storico-culturale;

·       quella infine della formazione e dell’innovazione.

 

Bisogna riuscire a coniugare il vecchio e il nuovo, quello che è necessario e utile conservare a quello che deve essere innovato. Mettere insieme il passato con il futuro, la storia con le scienze e le innovazioni: il tratturo con la spiaggia, Santo Stefano di Sessano con il vetro-cemento, il pastore con l’informatico.

Il piano strategico è lo strumento per ordinare le azioni di ri-sviluppo e di individuazione delle modalità di attivazione delle risorse umane ed economiche necessarie.

Nel nostro paese esistono alcuni esempi felici del processo che qui si propone di attivare; pur con difficoltà, la città di Torino (ma ci può essere di aiuto anche l’esperienza della ricostruzione di Berlino Est, dopo la caduta del muro), è riuscita negli ultimi anni a superare gli effetti di una lunga fase di deindustrializzazione, costruendo una propria immagine di eccellenza in alcuni nuovi settori:

la cultura, l’alimentazione di qualità, il cinema, lo sport.

E’ evidente come la disponibilità di risorse economiche certe sia il fattore critico; l’incertezza dell’oggi  non deve però essere un alibi per rinviare il progetto del futuro del nostro territorio.

 

 

UN PROJECT MANAGER PER OGNI CONTRADA

 

La natura plurima ma integrata della ricostruzione avrà bisogno, per essere efficace, di presidi e “ponti di comando” ravvicinati alla struttura sociale e fisica del territorio. La dimensione della contrada, del piccolo quartiere, del nucleo storico sparso, rappresenta il livello forse ideale per coniugare conoscenza diretta dei problemi, comprensione dei bisogni, possibilità di dialogo tra i protagonisti veri, che sono le persone, e le loro relazioni.

Se per ognuna di queste “unità di territorio” fosse individuato, possibilmente utilizzando competenze locali ma non direttamente coinvolte , un Project Manager esperto negli interventi di questo genere, forse i problemi enormi di gestione delle decisioni, che facilmente si possono immaginare, sarebbero più aggredibili.

Non si tratta di frazionare ulteriormente il già complesso sistema dei poteri e delle responsabilità; al contrario, di dotare quel sistema di poteri e responsabilità che sarà definito, di un terminale operativo efficace e responsabile.

Si tratta di dotare il processo di finanziamento e di programmazione degli interventi del know-how necessario per rendere operative le decisioni.

La presenza di questa competenza “locale” renderà anche possibile l’eventuale individuazione del general contractor per gli interventi sullo stesso ambito, ruolo che altrimenti si trasformerebbe in una delega senza regole che nessuno auspica.

 

QUALE STRUTTURA TERRITORIALE ?

 

La struttura territoriale colpita dal terremoto è basata su una rete diffusa di piccoli centri che costituiscono un’opportunità ed un problema.

Sarebbe miope immaginare una ricostruzione di questa struttura così com’era, dimenticando, per generosità comprensibile ma ottusa, i problemi preesistenti ed il rapporto costi benefici degli investimenti realisticamente immaginabili.

Peraltro la stessa crisi finanziaria che ha investito l’economia mondiale, trasformatasi in crisi economica e sociale, come dimostrano tutti gli ultimi  indicatori economici, lascia prevedere che è andato in crisi un modello di sviluppo economico trainato dall’indebitamento delle famiglie americane e che nulla sarà più come prima anche sul terreno economico.

Occorre fissare da subito, in una visione appunto strategica, la struttura territoriale ottimale per l’ambito in questione, accettando anche che la struttura sociale ed economica che uscirà dalla crisi attuale possa essere diversa ed auspicabilmente migliore della precedente.

Voglio dire che non tutto il nuovo, cioè, potrà essere “appoggiato” sull’assetto attuale; su quale nuovo assetto lavorare è una delle prime risposte che servono.

 

LA RISORSA UMANA  E LA COOPERAZIONE

 

Il Movimento cooperativo possiede storicamente alcuni caratteri che lo rendono interessante come soggetto attivo in contesti come il nostro.

Da una parte l’abitudine a comportarsi con logiche plurisettoriali, sfruttando sinergie importanti anche a livello di imprese, interpretando, seppure spesso con fatica e difficoltà , “logiche di sistema”.

È il caso del settore dell’edilizia, nel quale operano imprese di progettazione, di costruzione, di componentistica, di ricerca applicata.

È ancora il caso del settore agroalimentare, dalla conduzione agraria alla trasformazione fino alla distribuzione dei prodotti.

Ma soprattutto la cooperazione può valorizzare la propria capacità, anche attraverso eventuali forme innovative di associazione , di fare scoprire alle persone ed alle famiglie quanti interessi si possono condividere, quanti obiettivi si possono raggiungere insieme, soprattutto nella difficoltà.

In tale contesto l’esperienza della cooperazione sociale, già presente nel territorio, può fornire un valido aiuto alle popolazioni abruzzesi.

La stessa esperienza delle cooperative di abitanti può essere molto utile per organizzare le famiglie che dovranno necessariamente coordinare l’utilizzazione degli aiuti concessi, pena la perdita complessiva di efficacia degli interventi.

Infine la ricostruzione indurrà processi di trasformazione sociale, alcuni immediati come la massiccia presenza di operatori dell’edilizia dei prossimi mesi: anche qui la storia della cooperazione sarà messa a disposizione di tutti, perché è storia di tutti.

Sono fiducioso che la peculiarità cooperativa saprà dare il meglio di sé per aiutare le popolazioni abruzzesi a ricostruire, insieme agli altri attori rappresentati in questo utile e interessante Convegno, un futuro migliore.

 

 

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